Seoul Nord: consigli per la visita della città

Prima di iniziare questo nuovo ed ennesimo post – è colpa mia se è un viaggio splendido da fare? – sulla Corea (vedete qui tutto quello che ho scritto al riguardo) vorrei illustrarvi il metodo scientifico e geometrico con cui ho diviso la città di Seoul in Nord, Centro e Sud! Ecco qui:

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Ci sono talmente tante cose da fare e vedere che penso di voler tornare in Corea anche solo per Seoul. Io ci sono stata esattamente per sei lunghi giorni e non m’è bastata. È tanto per una capitale! Nemmeno quando viaggio in Giappone e sto a Tokyo ci rimango così tanto. In realtà avrei voluto girare di più il Paese, ma alcuni impegni a Seoul mi hanno costretta e restarci più tempo ed è stato un vero piacere, non lo rimpiango.

Detto questo nel post che mi accingo a scrivere e nei prossimi due ho cercato di riassumere tutte le tappe da fare in città e siccome sono talmente tante ho pensato di dividerle e di indicare per ciascuna un minimo di descrizione (minima perchè verrebbe un’enciclopedia e vi addormentate tutti) e relativo sito.

Prima di partire mi sono documentata in vario modo, nel corso dei tre post troverete le indicazioni alle eventuali fonti e poi (non so quando) seguirà anche un post con l’intero itinerario in Corea che – se volete – potete utilizzare, diffondere, copiare. Per me è solo un piacere. Sharing is caring.

Andiamo?

1. Piazza Gwanghwamun: riammodernata nel 2009, questa piazza ospita la porta principale del Palazzo Gyeongbokgung. Come potete leggere meglio qui i palazzi reali a Seoul sono cinque, ma Gyeongbokgung è il più frequentato. Che re? Che palazzo? Che regno? Sono domande lecite visto che in Italia di storia coreana ne arriva ben poca. E prima di viaggiare in Corea (e nel resto del mondo) è suggerita un’infarinatura. Questa piazza fa parte di un progetto di rivalutazione storica della città e ospita diversi monumenti, nonchè servizi per i turisti (mostre, uffici informazioni..) e molto altro. Questa la pagina dell’Ente del Turismo coreano al riguardo.

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2. Palazzo Gyeongbokgung: è sicuramente la prima tappa obbligata di Seoul. Costruito in epoca Joseon, nel XIVmo secolo (qui i dettagli). Era enorme, ora ne rimangono solo alcuni edifici, compresa la sala del trono e un padiglione per i ricevimenti all’aperto. Questa la pagina dell’Ente del Turismo coreano al riguardo.

 

3. Museo Nazionale di Storia: stupendo! È imperdibile all’inizio del vostro soggiorno per capirne un po’ di più della storia del Paese. La struttura è splendida ed è completamente gratuito. Gioco: cercate il distributore di acqua che invece dei bicchierini ha dei sacchetti di carta plastificata. Questa la pagina dell’Ente del Turismo coreano al riguardo.

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4. Museo etnografico: poco lontano dal Palazzo Gyeongbokgung e dal Museo di Storia troviamo il National Folk Museum of Korea, un bel museo dedicato alla cultura e alla tradizioni di tutto il Paese. Questa la pagina dell’Ente del Turismo coreano al riguardo.

5. Bukchon Hanok Village: a poca distanza dal vivacissimo quartiere di Insadong sorge e resiste questo spaccato di architettura tradizionale coreana con ben 900 hanok, le case coreane in legno, pietra, terra e carta di riso. Bukchon è una perla che resiste ai cambiamenti e che a poca distanza dal centro della modernissima Seoul consente di tornare indietro nel tempo visitando i laboratori e le botteghe artigiane della zona, un’esperienza unica. Altre info qui.

6. Changdeokgung Palace: tra i cinque palazzi reali di Seoul, era il più amato dalla dinastia Joseon che lo fece costruire all’inizio del 1400. I suoi ampi spazi e giardini sono un segno distintivo di questo incantevole luogo che è anche Patrimonio Unesco. Infatti io vi consiglio in particolare di visitare i giardini segreti che occupano la maggior parte dell’area del palazzo (occorre acquistare un biglietto a parte). Ci sono dei tour guidati in inglese sia del palazzo (10:15 e 13:15) che dei giardini (10:30, 11:30, 14:30 oppure c’è il turno delle 15.30, ma da febbraio a novembre) e per vedere i giardini segreti dovete per forza partecipare a un tour guidato. Io ci sono andata con la mia famiglia coreana (leggete qui in caso) e il papà ha tradotto in inglese tutto il tempo. Come fai a non amarla una famiglia così? Qui altre info.

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7. Residenza Reale di Unhyeongung: anche questa meraviglia si trova in pieno centro, poco lontano dal Palazzo di Changdeokgung. Residenza dell’imperatore Gojong in giovane età, prima che entrasse di fatto nella storia della dinastia Joseon, le strutture non sono orgininali, ma sono comunque di grande impatto. C’è anche un piccolo museo e si possono provare i vestiti in stile d’epoca. Qui altre info.

8. Il santuario di Gilsangsa (o Kilsangsa): in questa pagina dell’ente del turismo cliccate sulla scheda “Transportation” per i consigli su come arrivarci. Mi ci ha portata la mia famiglia coreana in macchina e quindi non saprei come consigliarvi. Io l’ho visto con un mucchio di neve questo santuario, splendido. Ha una storia recente e molto particolare, al suo posto fino al 1997 c’era un ristorante di lusso e molto in voga. Il proprietario lo ha donato al monaco buddista Beopjeong. La mia famiglia coreana me ne parla con gli occhi lucidi, questo monaco è morto da pochi anni e ha praticato e diffuso la dottrina del “non possesso“. Ha scritto moltissimi libri che i coreani amano. In questo posto c’è un’aria davvero buona.

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9. Il santuario di Jogyesa: Storia travagliata quella di questo tempio che rappresenta un luogo chiave per il buddismo coreano. Ricostruito all’inizio del 20mo secolo, Jogyesa ha anche avuto nomi diversi. Altre info qui.

10. Insa-dong: Che dire di questo quartiere? Tappa assolutamente obbligata, ospita botteghe artigiane, gallerie d’arte, negozi di antiquariato e di souvenir. La via principale è super-iper-trafficata di turisti, ma basterà infilarsi in un vicolo qualsiasi per dimenticarsene e magari incappare in una delle numerose sale da tè tradizionali che tengono duro a Insa-dong, nonostante la presenza massiccia di catene internazionali di coffee house e nonostante i coreani si stiano scoprendo amanti (fin troppo) del caffé.  Altre info.

11. Samcheongdong Street: Collocata tra i palazzi di Gyeongbokgung e di Changdeokgung questa via è una vera perla di bellezza in un alternarsi tra case tradizionali e piccoli caffé e botteghe. Uno scenario delizioso, n’est pas? Altre info qui.

12. Seoul Museum of Art: Dopo aver visitato il Palazzo di Deoksugung (non è ho scritto di questo Palazzo perchè magari vi siete stufati di vederne, sono cinque in tutto, io sono stata anche qui e lo suggerisco solo se avete tempo, altrimenti vedete Gyeongbokgung e Changdeokgung che va bene!) potete andare nel vicino Museo di Arte di Seoul. Io ve lo consiglio tantissimo, cioè, se vi piace l’arte contemporanea, altrimenti mi spedite sul fico. L’ho adorato. Spazioso, ampio stimolante, zeppo di esposizioni super interessanti che variano spesso. Attenzione perchè chiude alle 18. È gratis, dannazione, che meraviglia! Altre info e qui.

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13. Ihwa Mural Village: una vera e propria esposizione di arte contemporanea a cielo aperto. Piccoli e grandi tracce di street art in questo villaggio che da circa 10 anni è una vera tela bianca per autori di graffiti e murales. Si trova sul pendio di una collina che domina Seoul da cui tra l’altro c’è una vista splendida. Scarpinerete per salite ripide, scale minuscole, passaggi incantevolmente urbani. Il bello sarà trovare l’arte un po’ ovunque qui, lasciatevi sorprendere a ogni passo. Altre info.

Volevo dire che anche io qui mi sono fatta portavoce di un amico artista e ho piazzato uno dei suoi lavori.

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Il mio amico artista si chiama Dorothy Bhawl ed è un figo esagerato. Lui è la testimonianza che l’arte è testa, cuore, sangue, sudore, sogni, odori. Se passate a dare un’occhiata ai suoi lavori non potrete non fermarvi a riflettere ed è proprio questo il senso di tutto. Riflettere. Qui il suo Instagram. In questo quartiere ho piazzato una delle sue lumache in resina del progetto “Snail Invasion” decorata con la bandiera della Corea.

 

14. Arko Art Center: Per arrivare all’Ihwa Mural Village dovete prendere la linea 4 e scendere alla stazione di Hyehwa. Proprio di fronte alla fermata troverete l’Arko Art Center. Parlo sempre per chi è interessato all’arte contemporanea, altrimenti proseguite oltre. Anche questo centro è… gratuito!

Ci sono solo esposizioni temporanee, ma quando ci sono andata io c’era una mostra che si intitolava “Sound Effects Seoul 2017”. Riuscire a capire cosa fare quando tutto è in coreano è estremamente difficile, ma se avessi voluto che la mia vita fosse comoda, me ne sarei stata a casa, no? Sul divano, a grattarmi. Che c’è di più comodo? 

Allora afferro delle cuffie a caso, capisco che bisogna firmare da qualche parte e poi passeggiando per la sala capisco anche che a seconda di dove mi sposto partono dei suoni diversi, trovo un foglio in un angolo con la mappa della sala e gli abbinamenti ai suoni. Figata. Ah no, è in coreano. Passeggio piano per godermi ogni suono, io sono cinestesica, adoro queste cose, e all’improvviso il suono di un forte acquazzone irrompe nelle cuffie. Mi scende una lacrima e mi siedo per terra per godermi almeno 20 minuti di acquazzone nelle cuffie. La security mi guarda allibita, ma a me frega niente, questa è arte e questo è l’effetto che deve farmi. Emozione. Punto.

15. Arumjigi: Fondazione per la salvaguardia della cultura, della cucina, dell’architettura e dell’arte tradizionale coreana. Non fatevi sfuggire il negozio di souvenir. Altre info qui.

 

Magari vi interessa leggere altro sulla Corea del Sud

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