Corea del Sud: prime impressioni

Sono arrivata in Corea ieri pomeriggio (credo) e subito ho avuto grandi difficoltà a farmi capire. In aeroporto (Incheon). Ero preparata quindi mi sono messa subito il cuore in pace e niente domande. Chi fa da sé fa per tre! Questo è il motto dei turisti qui.

Praticamente ho fatto i kilometri per trovare il deposito dei bagagli, che vi dico subito essere al piano delle partenze (3F) all’inizio dell’aeroporto, alla fine della zona A dei check-in. Guardate bene che c’è, anche se… non si vede. Potete lasciare in consegna anche borse o giubbini o cose sfuse. Verranno messe in una scatola. Potete fare a meno di prenotare il servizio.

Poi di nuovo alla zona degli arrivi (1F) per ritirare il pocket wi-fi che costa davvero nulla e che ho prenotato con Klook e che ho ritirato a un desk tra l’uscita 6 e la 7. Non c’è scritto Klook da nessuna parte ovviamente, avvicinatevi a uno dei due stand che ci sono per sim card e wifi e fate vedere la vostra prenotazione. Oppure fate anche a meno di prenotare, ci sono stand che vendono questo servizio ovunque in aeroporto.

Ho cambiato i soldi in aeroporto perchè nessuna banca europea ha a disposizione gli Won, la moneta coreana, quindi non li otterrete nemmeno facendo richiesta. Ho cambiato in aeroporto perchè… leggete qui.

Prossima direzione: casa di una famiglia che non ho mai visto né sentito, ho conosciuto la figlia online su un’applicazione tempo fa e siamo subito andate molto d’accordo. Trixie (il suo nome occidentalizzato) e io abbiamo davvero tante cose in comune e si è dimostrata davvero in gamba. All’ultimo secondo mi ha offerto ospitalità anche se il mio albergo era centralissimo, non ho esitato un secondo a cancellare tutto e ad accettare la sua offerta. Insomma, c’era qualche timore, ma anche per loro che accoglievano una persona sconosciuta in casa. Io però credo che bisogna smettere di avere sempre paura, altrimenti ti viene la paura di aver paura ed è finita e non fai né farai più nulla nella vita per paura. La paura non ha mica tutta ‘st’importanza.

All’uscita 8 dell’aeroporto c’era il mio bell’autobus 5400 per Jeonja, periferia sud di Seoul. Per raggiungere Seoul dall’aeroporto ci sono svariati modi tra cui il treno espresso AREX, ma anche il treno normale con un costo nettamente inferiore e anche gli autobus che vanno davvero ovunque. Il biglietto lo potete fare sull’autobus oppure alla biglietteria proprio di fronte alle fermate. È davvero tutto molto chiaro, sul biglietto vedrete anche il numero del vostro sedile. Non sono casuali.

Sono l’unica straniera su questo autobus 5400, a parte un tizio che però è con la sua ragazza coreana. E grazie e allora arigatou, ero capace pure io così! Sì perchè non c’è uno schermetto con scritte le fermate, ogni fermata viene annunciata in coreano. Auguri! Io ho acceso il gps e quando sono arrivata al punto previsto sono scesa. In ogni caso non dovete suonare campanelli per prenotare la fermata dell’autobus, si fermerà a tutte le fermate previste. Non provateci nemmeno a chiedere indicazioni, su da bravi, gps.

Arrivata alla stazione di Jeonja, sono stanca che ci vedo doppio, tiro una valigia pesantissima, ho mille bagagli, perchè stavolta non sarà un semplice viaggio, no no, se seguite il blog vedrete dove finirò. Sostanzialmente Trixie mi ha dato un indirizzo fatto di numeri. Se venite in Corea vedrete che tutti i palazzi hanno scritto a caratteri cubitali su un fianco il numero dell’edificio (l’effetto è un po’ strano, tipo propaganda sovietica). Ok. Ma poi? Qual è il numero del palazzo e quale dell’edificio (il palazzo n°X aveva due edifici) e qual è il numero dell’appartamento?? E come faccio a suonare il campanello??

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Ce l’ho fatta. Non so come, ve lo giuro che stavolta ho pensato che avrei dovuto cercare un albergo, come ogni volta che mi metto a cercare un ristorantino di Shinjuku dove ho mangiato 6 anni fa e che non ho mai più ritrovato!!

Vengo accolta da una signora carinissima, la casa è incantevole e spaziosa. La signora mi prepara uno spuntino di frutta e del té. Sono al mio secondo giorno coreano e scopro che qui ci sono dei té davvero particolari! Stamattina ne ho bevuto uno che sapeva all’inizio e leggermente come di aceto di mele, mi han detto che non piace agli stranieri, ma poi il sapore diventa fruttato e delizioso e dentro ci sono tre pinoli da mangiare a fine té. È molto strano. Mi piace.

La signora non parla inglese. Usiamo prima Google Translate e poi Papago per comunicare (applicazione che vi consiglio CALDAMENTE se venite in Corea, anche se stamattina ha tradotto una frase della mia mamma coreana con ‘I like to be evil‘ e non so se tornare a casa stasera!) e mi dice che il té è fatto di “vegetables”… mah! Té di kimchi, probabilmente!

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A propostito di kimchi. La signora mi ha anche preparato la cena, mi ha fatto vedere i suoi kimchi, ognuno qui se li fa da sé e lei ne aveva di cinque o sei diversi tipi fatti con verdure differenti (verza, insalata, porro) e con tempistiche differenti di fermentazione: da zero, cioè consumato appena fatto con la verdura amara, oppure dopo un anno di fermentazione, oppure dopo solo qualche mese. È davvero piccante, ma gustosissimo. L’ho spazzolato. La signora mi guarda con entusiasmo: io mangio tutto e con enorme soddisfazione.

A riproposito di kimchi: si mangia anche a colazione, qui la mattina si mangia quello che si mangia la sera. No problem!

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Se poi vi offrono COPI, non è una copia o una fotocopia, è il caffé. Mi sembra che la “f” quindi venga letta sia come “p” che come “b”. Oggi mi hanno indicato un “obbis”, un “office” praticamente. Nessun problema, bisogna farci solo l’orecchio.

E poi che vi dico?

Poi vi dico che tante macchine sulle portiere hanno incollata una gommina salva botte, spessa e azzurra.

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E che ho visto una bellissimo bosco su un cavalcavia. E che nel visitare la fortezza di Suwon un bimbo si è girato e mi ha vista, si è subito girato di nuovo per controllare se aveva visto bene. Sí, bimbo, hai visto bene, sono stranierissima.

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