Visita al confine tra Corea del Nord e del Sud

Come gita può sembrare un attimino fuori di testa e infatti lo è. Turismo alternativo, però è anche un bell’approfondimento storico.

Io parlo sempre per me, ma immagino che non tutti conoscano la storia moderna della Corea, se non quella contemporeanea sotto gli occhi di tutti.

Sono sincera, fino all’università io non sapevo proprio nulla della Corea. Nulla. Poi fortunamente o sfortunatamente ho trovato sulla mia strada un esame di storia contemporanea che mi ha completamente assorbita nel suo essere impossibile. Leggevo con amarezza della Guerra di Corea.

La storia moderna coreana, breve premessa

La penisola coreana è stata nei secoli oggetto di invasioni giapponesi continue. Quello con il Giappone è tuttora un rapporto di amore / odio, insieme ma separati. Dopo una serie di “ricatti” il Giappone nel 1910 ha annesso la Corea con un trattato che ancora oggi rimane estremamente dubbio. Vi rimando a Wikipedia per tutti i dettagli.

La dominazione giapponese è stata estremamente severa, una vera e propria dittatura e costrinse i coreani a combattere a fianco del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la sconfitta giapponese, la penisola coreana venne divisa in due parti e ognuna delle due era controllata dalle grandi opposizioni mondiali: al Nord dall’Unione Sovietica, al Sud il “supporto” arrivava dagli Stati Uniti, ma il progetto era quello di far riunificare il Paese prima o poi.

Qualcosa è andato storto nel 1950.

Contro ogni aspettativa la Corea del Nord ha invaso la Corea del Sud ed è proprio durante questa gita alla zona demilitarizzata (DMZ) tra le due Coree che scopro che la Corea del Nord aveva richiesto l’autorizzazione all’invasione della Corea del Sud a Mosca e Mosca aveva approvato. Vediamo esposta una copia del documento che autorizza l’operazione.

La Guerra di Corea nasce proprio da questo episodio e si rivelerà sanguinosissima, durerà tre anni e sarà piena di tensioni anche a livello mondiale, tra le fasi peggiori dell’intera Guerra Fredda dal momento che coinvolgeva direttamente le due superpotenze e soprattutto altissima sarà la minaccia nucleare.

Con l’armistizio di Panmunjeon si sancisce la separazione dei due Paesi sulla linea del famoso 38° parallelo. Armistizio, non pace. Armistizio.

Da allora la relazione tra le due Coree è un litigarello continuo, tra alti e bassi.

Non vi interessava nulla di tutto questo? E allora mi sa che siete “nel post(o) sbagliato” perchè non si può fare una gita al confine tra le due Coree senza saperne nulla di nulla, almeno secondo me.

Il confine ora si chiama zona demilitarizzata o DMZ e separa in orizzontale le due Coree. Un appunto da fare assolutamente è che nonostante tutto questo astio la DMZ ora è un paradiso per flora e fauna che da oltre 60 anni occupano indisturbatamente questa zona. Un fiore che nasce da una cicatrice.

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Come visitare la DMZ:

Dunque, andarci comporta una serie di regole perchè di fatto è una zona di sicurezza e quindi io ho preferito affidarmi a un tour operator locale organizzato e specializzato in questa trasferta. Il tour operator si chiama Koridoor e trovate qui il sito, organizza un po’ di tutto e ha diverse proposte per visitare la DMZ che trovate a questa pagina.

Io ho scelto [JSA/DMZ] DMZ/JSA & 3rd Tunnel Tour (Seoul). Dovete registrarvi sul sito Koridoor e poi potete fare il bonifico internazionale in anticipo e inviare la “ricevuta” per mail oppure potete pagare la mattina stessa del tour.

Cose importanti da sapere prima:

  • Portare il passaporto con sé, senza non potrete fare il tour, NON è sufficiente né la carta del’identità, né la patente;
  • Dress code: bisogna essere vestiti in un certo modo e qui trovate tutte le indicazioni;
  • Pranzo: lo potete portare in autonomia e mangiarlo liberamente nella caffetteria degli uffici della stazione Dorasan oppure potete acquistarlo nella caffetteria (delizioso, a buffet);
  • Inglese: lo parlate? Qui deve essere un buon inglese perchè l’accompagnatore è coreano, ma il campo militare è USA quindi un sergente vi farà un brief iniziale importante e tutte le indicazioni sono in inglese e sono davvero fondamentali, specialmente quando vi dicono che NON potete fare fotografie. Dovete capire bene l’inglese;
  • Non sono ammessi bambini sotto i 10 anni.

 

La giornata:

Partenza dal Camp Kim USO a Yongsan, Seoul (qui le indicazioni). La stazione della metro più vicina è Sam Gak Ji, linea N4 e N6. Andate all’uscita 10 e da lì ci sono circa 300 metri a piedi per arrivare a Camp USO. Oppure c’è la stazione di Nam Young, sulla linea N1. Dall’uscita 1 della stazione, camminare per 100 metri fino all’incrocio, poi girare a destra e camminare per altri 150 metri.

USO

Arrivo al Camp BONIFAS e un brief di 20 minuti da un sergente dell’U.S. military al JSA (Joint security Area) Visitor Center. Niente foto, veloci e scattanti alla sala del brief oppure al bagno e poi al brief, non fermatevi in giro e niente foto. Al brief vi consegneranno un foglio che dovrete firmare dove si dice che vi assumete ogni responsabilità in caso di pericolo. Non potete far altro che firmare e restituire foglio e penna.

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Si cambia autobus utilizzandone uno del Camp Bonifas e dovete lasciare tutto quello che non serve sul primo autobus, è consentito portare solo poche cose. Io vi consiglio di avere in tasca i soldini, il cellulare e il pocket wifi e stop. Si parte per il tour della JSA (Freedom house, Conference room, Bridge of no return and point of Ax murder e vi segnalo già che visti gli ultimi sviluppi questi due luoghi sono al momento inaccessibili). Niente foto.

** Access to the ‘Bridge of no return and Point of Ax Murder’ has been restricted due to the current development between South and North Korea.


La Freedom House è di fatto il primo edificio oltre il confine ed è qui che sicuramente avviene il momento più emozionante del tour. Attraversata la Freedom House si arriva infatti alle famose baracche blu che ospitano i tavoli dei negoziati e che sono posizionate esattamente sul confine. Guardie sudcoreane fissano imperterrite oltre il confine, senza muoversi e nel gelo dell’inverno (vi assicuro che quel giorno faceva davvero freddo, credo -4). Prima di tutto il sergente USA ferma il gruppo sulla scalinata dove può fare foto delle sole baracche, vietato inquadrare altro, né Freedom House, né torrette di controllo, niente altro.

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Poi il sergente vi farà entrare nella baracca principale dove un tavolo è posizionato esattamente sopra la linea di confine. A questo tavolo si incontrano i rappresentanti dei due Paesi per i negoziati. Una guardia sudcoreana fissa costantemente il tavolo. Potrete andare oltre il tavolo e siete… in Corea del Nord. L’importante è che passiate dalla parte libera del tavolo e non dalla parte della guardia perchè vi fa fuori, non vuole nessuno alle spalle. Qui dentro vi lasceranno fare due foto due.

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L’edificio nordcoreano oltre il confine è leggermente più alto della Freedom House. Questo confine è una gara a chi fa la voce più grossa. Persino la torre nordcoreana è più alta di quella sudcoreana così come la bandiera che è più grande. Fondamentale.

Il sergente ci informa che è qui da 11 mesi, ma che a guardia del palazzo nordcoreano c’è sempre stato qualcuno. Oggi non c’è e dice che non c’era nemmeno ieri “Too cold, maybe” e se la sghignazza con la gomma da masticare in bocca “We just don’t care about what they do“. Mi sembra di stare in Apocalypse Now.

Tempo due foto due e solo alle cose che vi lasceranno fotografare e si riparte per la stazione dei treni Dorasan.

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Praticamente c’è stato un tempo in cui i rapporti tra le due Coree si sono fatti meno tesi, esattamente 10 anni fa, un tempo in cui è stata collegata la linea ferroviaria tra i due Paesi e i treni attraversavano il confine per portare merci sudcoreane nel Paese vicino. C’è addirittura chi ha potuto fare un viaggetto in Corea del Nord dalla Corea del Sud, ma è durata poco, molto poco. Esattamente un solo anno.

La guida ci racconta che in Corea del Nord nel 2008 hanno ucciso un turista sudcoreano in circostanze non ben precisate, la Corea del Sud ha chiuso ogni trattativa, confini e la ferrovia. E anche se Wikipedia omette questa parte, ne ho trovato evidenza in questo resoconto.

Inoltre dovete sapere che in Corea del Nord sono state aperte delle fabbriche sudcoreane con l’obiettivo di migliorare le relazioni tra i due Paesi. Tra gli autori di questa cooperazione Mr. Chung Ju-yung, fondatore della Hyundai, perchè forse non sapete che il numero uno dell’azienda automobilistica era un rifugiato nordcoreano in Corea del Sud.

Poi in ultima battuta la Corea del Sud nel 2016 ha forse intuito che la Corea del Nord utilizzava gli introiti di queste fabbriche sudcoreane per armamenti bellici e così: addio collaborazione.

Ecco, torniamo alla stazione Dorasan. Questo posto è stranissimo, è tenuta molto bene, ma di fatto abbandonata. Ci sono cartelli che indicano la direzione “Pyongyang” un negozio di souvenir dei bei tempi che furono e dove comprare vino e monete nordcoreani. Si può comprare un biglietto per vedere il binario al costo di 1,000 KRW, circa 75 centesimi.

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C’è anche un grande pannello che in modo sognante mostra il progetto della lunga ferrovia che dalla Corea arriverebbe fino in Europa… E poi ancora fermo a un binario un vecchio locomotore tedesco (portato qui con la nave).

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Mi avvicino a un ufficio informazioni (??) e questo vecchietto gentilissimo mi chiede da dove vengo. È molto sorpreso, dice che qui gli italiani non si vedono mai, di fatto il mio gruppo è quasi interamente americano e del sud est asiatico. Mi dice: “Sia la Corea che l’Italia sono due penisole, abbiamo tante cose in comune”. Mi piace tanto chi cerca di avvicinarsi all’altro, è sempre troppo facile puntare sulle differenze.

Esco dalla stazione con sofferenza, oggi meno 4 gradi ed è infattibile, persino io non resisto a questo freddo, è difficile anche solo fare fotografie da quanto fa freddo e la batteria del mio iPhone continua a morire proprio per questo motivo.

Ci spostiamo poco lontano per il pranzo nella caffetteria della stazione Dorasan. Potete scegliere il buffet della caffetteria a un costo di 1,000 KRW che sono circa 7,50 € e con cibo coreano squisito (ho spazzolato tutto come mio solito) oppure potete portarvi il vostro pranzo e mangiarlo comunque in caffetteria, non è un problema.

Dopo pranzo eccoci di nuovo al freddo e al super gelo della collina osservatorio Dorasan. Da qui si vede il confine e i primi paeselli coreani, la guida ci spiega che alcune finestre sugli edifici sono disegnate e alcuni cani che si vedono per strada sono cartonati, nulla di vero. Vivere qui al confine non è facile, non c’è quasi niente.

L’atmosfera è assurda. Dalla Corea del Nord giungono slogan, dagli altoparlanti sucoreani musica K-pop a tutto volume e come se non ci fosse un domani.

Qui un video.

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Le fatiche non sono ancora finite, questa giornata non è facile con questo freddo, ma adesso ci aspetta il cosiddetto Third Infiltration Tunnel. Praticamente negli anni ’70 in Corea del Sud sono stati scoperti numerosi tunnel – per puro caso la scoperta – che collegano misteriosamente le due Coree. Pare che siano stati costruiti alla fine degli anni ’50 dopo la guerra dalla Corea del Nord che, non paga, pianificava una nuova invasione del vicino.

Ovviamente la cosa non ha fatto molto piacere alla Corea del Sud, che ha così scoperto che nel giro di due ore poteva serenamente e tranquillamente essere invasa. I tunnel scoperti finora partono da varie località nordcoreane e si avvicinano paurosamente a Seoul.

La Corea del Nord dal canto suo sembra aver accusato la Corea del Sud di aver costruito lei stessa i tunnel, ma la pendenza degli stessi non lascia adìto a dubbi che la manifattura sia nordcoreana.

Ad oggi sono diversi i tunnel scoperti, ma in Corea del Sud ancora si chiedono se ce ne siano altri.

Sostanzialmente in questa giornata potete visitare il terzo tunnel scoperto nel 1978 al momento di alcuni scavi minerari. Vi segnalo subito che il tunnel è ampiamente sconsigliato a chi ha problemi di cuore e soprattutto di claustrofobia. Io vi aggiungo anche che la pendenza del tunnel è significativa, risalirlo è davvero impegnativo e richiede parecchio tempo ed energia. Vedete voi se siete adatti. Almeno non fa così freddo come fuori!

Non potete portare nessuna borsa né zaino, né cellulare nel tunnel. Dovete lasciare tutto all’ingresso, ci sono dei locker dove lasciare tutte le vostre cose.

C’è un museo annesso al tunnel, molto interessante, tutto gratuito.

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Poi si torna al Camp Bonifas dove al secondo piano c’è un altro piccolo museo. È l’ultima tappa di questo strambo tour, si rientra poi a Seoul nel giro di un’oretta e mezza.

Magari vi interessa leggere altro sulla Corea del Sud

10 pensieri riguardo “Visita al confine tra Corea del Nord e del Sud

    1. Grazie a te per il commento, per essere passata di qui e averlo letto tutto tutto, pur non essendo un argomento tra i più felici.
      Ho cercato di mettere insieme i pezzi di una storia complessa e con tanti attori, ho fatto del mio meglio 🙂

      Mi piace

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