Fattarelli coreani – il ritorno

Dopo la prima versione pre-partenza dei fattarelli che trovate qui, ecco un altro elenco di dettagli coreani inutili. E proprio non capisco perchè trovo interessante annotarli, sono consapevole che sono al 100% inutili.

Di combinazioni di coppie

Le coppie qui sono combinate, ma non nel senso che il fidanzamento è combinato, nel senso che si combinano negli accessori. Stesso giubbino, stessi colori, persino stesse calze e scarpe. Riuscite a distinguere chi è il ragazzo e chi la ragazza? Stesse scarpe, stesse calze.

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La fretta

Mi sembra che in questo Paese ci sia molta fretta. A far qualsiasi cosa. Io per esempio sono lentissima a mangiare, i miei amici coreani avevano tutto il tempo di leggersi un libro da quando finivano di mangiare a quando finivo io. Mi è venuta un pochino di ansia.

Avranno anche molta fretta, ma il ritmo è anziano

La Corea è un Paese anzianocentrico. Qui la Terza Età regna sovrana, guai a chi non porta rispetto e ci mancherebbe. L’anziano sa di essere un privilegiato e lo fa notare ogni volta che può. Signore che urlano all’autista dell’autobus di farle scendere a caso e l’autista muto, signori che occupano tutto il marciapiede e persone di fretta alle loro spalle che aspettano pazientemente, ma sempre con fretta. Non so spiegare, qui l’anziano comanda. Punto. Capita spesso che ragazzi giovani vivano con i propri nonni. Ho conosciuto un ragazzo che vive con la nonna 87enne, lei fa tutto quanto: pulizie, cucina, spesa. Tutto.

Avevo letto da qualche parte di non provare nemmeno a sedermi su un sedile che dovrebbe essere destinato a un anziano, anche se è tutto libero e ce ne sono altri. Per la paura di prendere una bastonata in testa, non c’ho neanche provato.

Una sera ero sulla metro a Soeul, era piena e io avevo 8 fermate. Ero in piedi. Alla settima fermata si è svuotato tutto e il nonnino che avevo di fronte (seduto) mi ha obbligata a sedermi sul sedile a fianco che si era liberato. Cerco di spiegargli che tra due secondi devo scendere, che è la prossima. Niente da fare. Niente-da-fare. M’è toccato sedermi… e due secondi dopo rialzarmi.

Il bucato… cantato o pregato?

Una mattina mi sveglio in casa della mia famiglia ospitante a Seoul e sento come un canto… una preghiera… immagino di essere in Tibet. Era una specie di lamento ritmato, come un ohm ripetuto a timbro molto basso nella tromba delle scale.

Mi immagino un monaco che sta raccogliendo le offerte, oppure un asceta che però vive in un palazzo alla periferia di Seoul.

Niente di tutto questo. È l’omino del bucato. Arriva, fa la sua cantatina, così tutti sanno che è lì per ritirare il bucato da lavare. Impressive.

Heeeee, heeeee, heeeeee, heeeee

Oltre ai canti tibetani del bucato, c’è un suono che ha accompagnato il mio viaggio coreano, i continui “Heeeeeeeeee, heeeeeeee, heeeeeeee”. Proprio come in Giappone per dimostrare di star ascolatando qualcuno bisogna emettere suoni a caso. Ecco, in Corea è “Heeeeeee“.

Heeeeee” va forte soprattutto al telefono, per scaramanzia bisogna dirne almeno venti di fila.

La borsa la vuoi di carta o di plastica?

Di plastica vi costa meno, ma di carta la potete restituire e vi tornano gli Won investiti nella vostra borsina per gli acquisti.

Calze = soldi

Chi verrà a vendere calze in Corea farà un affarone, perchè ce le ha solo la metà. Gli altri viaggiano con jeans strappati sul fondo, scarpe basse e niente calze. Mi viene freddo solo a guardarli.

Qui il risvoltino è stato portato all’ennesima potenza, altro che hipster.

E fattelo un giretto con l’hula hoop tra un lavoretto in cantiere e un altro

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Papago

Ho già parlato qui dell’applicazione per tradurre istantaneamente da e per il coreano: Papago. La mia mamma coreana mi ha detto: “Amica di mia figlia, mia figlia” e poi mi ha detto “Dispiace interrompere le cose tra noi

 


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