Angoli bresciani

Un giorno a spasso per Brescia con il mio mitico amico Piero (che tutto sa), ci siamo fermati ad osservare angoli bellissimi della nostra città che però sono poco o per niente conosciuti.

I dettagli contano.

 

La piazzetta di Via Musei, il “trullo” e il “Flat Iron Building”

Questo angolo cittadino in realtà è molto frequentato dai turisti che da Piazza Loggia salgono al Castello o viceversa. Questa piazzetta a pochi passi dalla Loggia non ha nome, cioè, si chiama Via Musei anche se in realtà è una piccola piazza.

In questa piazza c’è qualcosa che non si nota se non per puro caso perché si trova in un punto nascosto. Bisogna girare un angolo della piazzetta per trovarsi di fronte a una struttura di forma tonda simile a … un trullo! È visibile solo da un punto preciso e in realtà ha una storia particolarissima. Si tratta di un’antica cisterna romana poi riconvertita in chiesa alla fine dell’800 d.C. quando le ossa dei Santi Faustino e Giovita sono state spostate al di fuori delle mura cittadine e sono state lasciate temporaneamente a “riposare” qui (la chiesa si chiama infatti San Faustino in Riposo) perché in questo punto esatto (la porta romana sul decumano, da sempre accesso alla città) pare che le ossa avessero cominciato a sanguinare, per questo è stata costruita una chiesa, per ricordare l’evento.

Grazie alla sua forma eccentrica, il “trullo” regala uno scorcio unico e nel Nord Italia è impossibile trovare altre strutture simili. Si può godere della vista cenando al ristorante Fermento. Questa piazzetta offre tanti altri spunti, c’è un palazzo che è la versione del Flat Iron Building di Brescia e se ci si siede a cena al ristorante Vasco da Gama si ha una vista perfetta sulla piazzetta, l’edificio ad angolo, la torre del Broletto – sede del Comune di Brescia – e la cupola del Duomo nuovo.

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L’Ultima Cena del Romanino

Anche qui ci troviamo in una strada di passaggio del turismo bresciano, sull’angolo con il museo cittadino di Santa Giulia, in una delle tante salite al Castello di Brescia. Salendo via Giovanni Piamarta si trova il complesso dei Saveriani (magari dopo un pranzo all’Osteria del Savio, che si trova poco prima e nella sua sala spicca una colonna romana circondata da vetro sul pavimento per mettere in mostra la base della colonna, in questo ristorante offrono cucina tipica bresciana). Questo complesso ospita la Chiesa di San Cristo e i cittadini la conoscono (poco) perché è chiamata la Cappella Sistina di Brescia, completamente affrescata è buia, basta una moneta per farla risplendere. Tuttavia in questo complesso c’è un affresco del Romanino che non è segnalato da nessuna parte, né promosso. Bisogna entrare, proseguire dritto fino a un grande cortile e prendere la prima porta sulla destra e poi la prima porta sulla sinistra e attraversare una stanza-guardaroba (va tutto bene) e poi eccolo lì: un affresco storico che nessuno conosce, a pochi anni di distanza dall’Ultima Cena di Leonardo che è stata il modello per molti artisti. Questo affresco è stato rimosso dal muro per evitare che l’umidità lo danneggiasse ulteriormente. Tutta la sala ospita affreschi del Romanino in ogni volta degli archi.

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Vicolo Lungo

Nella piazza antistante lo splendido Tempio Capitolino – vera perla cittadina – inizia un piccolo vicolo che si trova un po’ in disparte. Di solito ci si ferma sempre al suo inizio dove interrato c’è un altro sito archeologico cittadino con i resti del Foro. Questo vicolo vale la pena di essere percorso la sera quando è illuminato da lampioni a muro che creano un’atmosfera unica con la loro luce delicata. Passeggiando per puro caso abbiamo incontrato un bed & breakfast carinissimo – Mich&letti – che si trova proprio di fianco al Re Bar – un localino un po’ particolare, decisamente alla mano – e la sera si vedono gli ospiti del bed&breakfast seduti al bar a fare amicizia e occupano la viuzza stretta. Sicuramente non sembra Brescia.

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Il Vicolo di San Giuseppe 

Un’altra chicca cittadina. In questo vicolo c’è la seconda chiesa più grande di Brescia, dopo il Duomo Nuovo, tant’è che esisteva il proverbio “chi entra a San Giosef, al someå un sorec” cioè che chi entra in questa chiesa sembra un topo perché è immensa. Solo che da fuori non sembrerebbe. Questa chiesa è stata molto importante per la città perché qui si riunivano le corporazioni artigiane e qui sono sepolti i principali musicisti bresciani: c’è la tomba di famiglia degli Antegnati, i costruttori dei migliori organi da chiesa di tutto il Rinascimento e c’è anche un organo Antegnati nella chiesa. C’è anche la tomba di Gasparo da Salò, inventore del violino moderno, la sua tomba non è segnalata da nessuna parte, bisogna cercare la cappella di San Giuseppe a cui erano devoti gli artigiani falegnami di cui faceva parte. C’è anche la tomba di Benedetto Marcello, compositore non bresciano, ma morto a Brescia. A lui è intitolato il Conservatorio di Venezia.

La chicca è che questa chiesa non si vede. È stata “tappata” in periodo napoleonico da altri edifici che rendono impossibile identificarla a meno che non la si conosca o non ci si arrivi… per puro caso.

A fianco c’è Via Gasparo da Salò con la Trattoria Gasparo e l’Osteria Al Bianchi con tipica cucina bresciana, tra le migliori di tutta la città.

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La chiesa di San Giorgio 

Ho incontrato diversi turisti che ci arrivano per caso cercando una salita al Castello che non c’è in questa zona. Per arrivarci bisogna seguire le indicazioni del Museo Diocesano, che non c’entra nulla, ma si trova poco distante. La chiesa è aperta di sabato e domenica, tranne che in luglio e in agosto, grazie ai volontari del Touring Club.

Si tratta di una chiesa del 1200 che fortunatamente è stata recuperata alla fine del secolo scorso, ma che purtroppo è poco pubblicizzata. È la chiesa dove i condannati a morte ricevevano la benedizione (in una cappella esterna, perché in chiesa non gli era permesso) e dove venivano “gettate” le loro spoglie una volta che era stata compiuta l’esecuzione nell’attuale Piazza della Loggia. Chiedete alle volontarie di mostrarvi il terzo abside “nascosto” con il bellissimo affresco restaurato di Sant’Anna Metterza, un’iconografia che presenta la Madonna con bambino e Sant’Anna, madre di Maria. È molto rara e se ne trovano pochi altri esempi in Toscana, la più famosa è del Masaccio e del Masolino. Vi mostreranno anche i tre fori dove venivano gettati i corpi dei condannati e la cappella esterna dove ricevevano l’estrema unzione. Nel percorso esterno si possono vedere bene le mura romane che ricoprono le pendici del monte cittadino Cidneo dove è posizionato il Castello da cui è estratta la pietra utilizzata per costruire San Giorgio (e il Duomo Vecchio), una sorta di marmo locale denominato medolo. Sempre nel percorso esterno si possono ammirare le bellissime curvature dei tre absidi.

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“Bresa, me belå cità!”

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