Itinerario per una settimana in Sardegna – Ia parte

Dopo le premesse alle mie recenti avventure sarde (le mie prime, ma certamente non ultime) che trovate qui, ecco il dovuto approfondimento.

Questo il programma (sconsigliato a chi cerca solo la spiaggia, consigliato a chi invece vuole andare alla scoperta).

Primo giorno: Uliveto storico di S’Ortu Mannu / Calasetta / Is praneddas (Arco dei baci) a Sant’Antioco / Tratalìas Innanzitutto il volo. Ma voi siete proprio sicuri che volete volare con Ryanair? Io se posso la evito volentieri. Non amo dover pagare un sacco di quattrini per avere un bagaglio imbarcato, per avere degli orari più decenti. Non amo l’ansia generale di questi voli dove l’unico pensiero dei passeggeri è “devo salire per primo e lasciare il mio bagaglio a mano nella cappelliera“. Non amo la confusione. Non amo essere inondata di parole. Non amo le “s” sibilate delle hostess quando pronunciano “scratch cardsssss“. Non amo che venga chiamato low cost. Non ci siamo. Avete provato un low cost asiatico? Ecco, quando un volo costa 50€ con bagaglio incluso, QUELLO è un low cost.

Infatti guardando i voli Alitalia ho scoperto che ce n’erano molti di più, a orari fantastici, del bagaglio neanche parliamone e ciliegina sulla torta… mi è costato anche meno.

Arrivo a Cagliari dopo nemmeno un’ora di volo da Linate e chiamo mio padre per dirgli che sono arrivata. Una nota di merito per i miei genitori e per i genitori di tutti i viaggiatori instancabili, dev’essere difficile saperci sempre in giro, vivere nella preoccupazione che solo un genitore può provare. Mi dice “Ma come, sei già arrivata?” Poverino, non c’è abituato. Quando parto di solito il mio viaggio dura almeno 24 ore. Era molto sollevato.

Ho incontrato il mio amico Stefano all’aeroporto. Lui abita poco lontano da Carbonia e lungo la strada abbiamo fatto tappa in un luogo magico, oltre a noi solo una macchina di turisti, in tutto il parco. Siamo andati all’Uliveto storico di S’Ortu Mannu, ovvero il grande orto. Si trova a pochi km da Villamassargia e Stefano mi ha raccontato che sono proprio le famiglie di questa cittadina a prendersi cura dell’enorme parco dove ci sono circa 700 ulivi ultrasecolari, pare che alcuni di questi ulivi risalgano addirittura al 1300. Sono 700 anni. Un essere vivente che ha raggiunto questa età merita tutta la nostra ammirazione. A dominare il parco è un ulivo chiamato “Sa Reina”, la regina. È davvero imponente. Fermatevi a osservare come la storia, il vento e gli elementi naturali abbiano nei secoli creato delle forme uniche, davvero artistiche. È la testimonianza che la natura è una vera artista dal talento innato. Non fatevi fermare dal caldo, dove altro potreste vedere uno spettacolo simile?

Foto 09-07-17, 11 24 24

Foto 09-07-17, 11 26 23

Foto 09-07-17, 11 38 17

C’è anche un agriturismo vicino al parco, aveva un prezzo decisamente accettabile, ma non so dirvi come si mangi perchè non ci siamo fermati. Stefano ha preparato un pesciolino con i fiocchi. Ho mangiato anche il piatto. Ecco, sappiate che un’avventura in Sardegna inizia così… all’insegna delle calorie! Anche il cibo sardo è arte, io l’ho AMATO. C’è semplicità, c’è gusto, c’è tradizione. È un cibo che mi ha fatta sentire a casa, come se lo avessi sempre mangiato.

Dopo pranzo gita all’isola di Sant’Antioco (che posto meraviglioso… io credo che farei una settimana anche solo fermandomi a Sant’Antioco), a cui si accede tramite un ponte. Se state attenti e vi guardate bene intorno noterete a fianco del ponte attuale quello romano, la sera è illuminato.

Da lì abbiamo raggiunto Calasetta. Quanta gente in spiaggia. Forse c’erano 30 persone in totale. La spiaggia come piace a me. Tra l’altro mi ha ricordato la zona di Scala dei Turchi, in Sicilia, ci sono molte pietre piatte lavorate dall’acqua che separano la spiaggia dall’acqua. Queste pietre lo rendono un posto ideale per la pesca. Riconoscerete Calasetta per via del relitto del veliero, anche se si sta parlando di rimozione e demolizione. L’acqua non è trasparente, è un blu intenso ed è splendida. La parte migliore è la poca gente, ma nel posto successivo ce n’è anche meno…

Parliamo del cosiddetto Arco dei Baci nella località Is Praneddas. Ci troviamo sempre a Sant’Antioco, non molto lontano da Calasetta. Arriverete a un parcheggio in una pineta, ma non fermatevi, continuate a percorrere quella stradina che non sembra fatta per le macchine. In effetti dovete guidare piano e con molta attenzione, per 5 minuti, dopodiché arriverete a uno spiazzo. Portatevi delle scarpe da ginnastica o delle scarpine comode perchè bisogna… scendere. Da questo spiazzo vedrete infatti una discesa con un unico passaggio, non vedrete l’arco fino a quando non sarete completamente scesi. Abbiate fiducia e seguite il percorso. Si arriva a questa sorta di piscina naturale in cui nuotare, se si passa sotto l’arco a nuoto si arriva poi in mare aperto. Qui lo snorkeling dev’essere da fantastico, ma purtroppo non avevo la maschera con me.

Foto 09-07-17, 18 27 39

Foto 09-07-17, 18 30 25

Foto 09-07-17, 19 04 28

Guardatevi intorno, Stefano me lo ha fatto notare, il terriccio è rosso, ocra, bruno, i ginepri sono curvi sotto il lavoro del vento, questo posto ha dei colori incredibili.

Da lì ci siamo spostati a Tratalìas, un borgo abbandonato, recuperato e riconvertito. Ora ospita bar, negozi, ristoranti. È suggestivo per il fatto che non ci viva nessuno. Siamo andati al ristorante Il Gallo Nero. Purtroppo però hanno tolto dal menù i primi che Stefano adorava ed è il motivo per cui mi aveva portata lì, c’era poco altro sul menù, Stefano dice che fanno una super pizza, ma voleva che mangiassi sardo. Scusa ristorante Il Gallo Nero! Tornerò senz’altro per provare la pizza!

Così siamo andati in un ristorante che vi consiglio TANTISSIMO!! Si chiama Zefiro ed è a Sant’Antioco. Io ho preso degli spaghetti ai ricci di mare. Amo i ricci di mare. Quando li mangio per me è come una madeleine di Proust. Il sapore dei ricci di mare è come quando mi tuffo in acqua, un mare riparato, una cala con gli scogli, ho la mia maschera, la bocca che sa di sale e di acqua e di fatica mentre sistemi la maschera e di goduria quando guardi i pesci e cerchi patelle sott’acqua. Quello per me è il sapore dei ricci di mare, il sapore del silenzio dell’acqua, del colore del mare blu intenso.

Secondo giorno: Ingurtosu / Piscinas / Grotta di Su Mannau

La seconda mattina recuperiamo la maschera da snorkeling al negozio Passione Blu di Carbonia che suggerisco a chiunque sia in zona e abbia bisogno di attrezzatura per il mare, super consigliato anche per i pescatori. Partiamo per la Costa Verde. Che spettacolo.

Arriviamo a Ingurtosu. Questa zona della Sardegna (vedi il nome Carbonia) è stata principalmente utilizzata per le estrazioni minerarie. Le miniere abbandonate qui sono numerosissime, c’è l’imbarazzo della scelta perchè alcune di queste sono visitabili. Il paesaggio è impreziosito da cimeli di altre epoche, arrugginiti, cadenti, ma super suggestivi. Ingurtosu era un villaggio minerario, ci sono ancora delle case abitate, ma la strada è sterrata e comincia l’avventura verso il mare. Dopo aver superato l’edificio principale dell’ex miniera, la strada sterrata diventa sabbiosa e sulla sinistra state ben attenti perchè a un certo punto si vedranno dei vagoncini arrugginiti abbandonati in mezzo alla sabbia. Bellissimo.

Qui il video.

Foto 10-07-17, 14 53 49

Foto 10-07-17, 17 03 31

Poco più avanti troverete il parcheggio per la spiaggia di Piscinas. C’è la spiaggia attrezzata, ma noi ci siamo spiaggiati nella zona libera. L’acqua è splendida, come suggerisce il nome, ma la cosa migliore è che questa spiaggia è enorme e per chi ha voglia di camminare c’è posto lontano da tutto e da tutti. In ogni caso non c’è ressa nemmeno vicino alla spiaggia attrezzata.

Siamo ripartiti per quella splendida strada nella sabbia, nel bosco, tra gli edifici abbandonati, direzione: le grotte di Su Mannau a Fluminimaggiore, nella montagna sarda.

Che dire? Le grotte sono meravigliose e in Sardegna si sprecano, ce ne sono miliardi. Tant’è che può essere un’ottima idea per le giornate troppo calde, in una grotta ci sono spesso 15° o 16° gradi, oppure per le giornate di pioggia, oppure per visitarle e basta visto che sono splendide.

Foto 10-07-17, 18 55 38

Foto 10-07-17, 18 35 42

Dunque, bisogna prenotare la visita, innanzitutto. Portate una felpina, la visita è accompagnata. Abbiamo trovato una signora gentilissima che ci ha raccontato un sacco di cose sulla grotta e vorrei tanto tornare per fare uno dei tre percorsi speleologici che organizzano. La grotta infatti è lunga 6 km e ci sono tre diverse opzioni (oltre alla visita classica che abbiamo fatto noi) per visitarla in modo approfondito.

La grotta di Su Mannau (così come quella di Is Zuddas, di cui parlerò nel prossimo post) appartiene all’Associazione delle Grotte Turistiche Italiane, tenete il biglietto della visita e consegnatelo alla grotta successiva che visitate e vi faranno uno sconto.

Finita la visita siamo andati poco lontano in un posto consigliatissimo! L’agriturismo Pubusinu non si trova vicino alla strada principale, per arrivarci c’è qualche km di strada sterrata a bordo montagna, ma non temete è tenuta molto bene, le buche sono coperte e soprattutto… ne vale la pena! Questo agriturismo si trova nel nulla ed è gestito dal bravissimo Alessandro e dalla sua famiglia. La mamma è una cuoca d’eccezione. Ci siamo fermati a mangiare e anche a dormire.

In questo agriturismo ho mangiato anche i tavoli. Alessandro è un allevatore, un agricoltore, un apicoltore, un esperto in tutte queste materie. Ci ha raccontato molte cose sui suoi prodotti, abbiamo parlato molto. Mi ha chiesto di quale parte della Sardegna fossi e la cosa mi ha davvero onorata, una volta scoperto che ero una continentale ha voluto sapere del cibo locale della mia zona, dell’agricoltura locale. È stato un incontro davvero interessante. Ho anche scoperto che la Sardegna ha una lunga tradizione di coltelli. Scusatemi per l’ignoranza, ora lo so.

 

N.B. Suggerimenti extra: mi è stato chiesto di procurarmi alcuni contatti per le escursioni a cavallo nel Sulcis Iglesiente, non le ho provate personalmente. Fatemi poi sapere com’è andata, in caso.

1- Centro Ippico Meurreddus a Cuaddu a San Giovanni Suergiu (CI)

2- Maneggio Sulcis a San Giovanni Suergiu (CI)


 

Temevo che mi sarei dilungata parecchio sulle mie giornate sarde e infatti eccomi qui, a salutarvi per ora e a rimandare il resto dell’itinerario ai prossimi post. Nelle puntate a seguire:

Terzo giorno: Fonte di Pubusinu / Capo Pecora / Buggerru / Cala Domestica / Porto Flavia / Pan di Zucchero

Quarto giorno: Grotte Is Zuddas / Costa Sud on the road / Tuerredda

Quinto giorno: Cala Sinzias / Cala Pira

Sesto giorno: Cagliari / Complesso nuragico di Barumini

Settimo giorno: San Sperate / Poetto

 

Foto 09-09-17, 19 48 02

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...