Cronache del tornare in Giappone

Penso di essere proprio matta.

Dopo 30 ore di viaggio, da sola e dopo aver tirato la valigia nella neve di Sapporo… io penso – anzi sono sicura – di essere proprio matta. Cosa diavolo ci faccio qui?

Ci faccio che sono felice così, nel cercare cosa non so, ma il solo cercare mi rende felice.

Mi guardano come se venissi da Marte e non mi fa nulla, perché tanto ormai sono abituata a non c’entrare mai niente, ecco perché qui mi sento a casa. Ed ecco perché per me è abbastanza facile sentirmi a casa un po’ ovunque.

Qui poi mi sento a casa più di altri luoghi per via della creativite: l’infiammazione della creatività. La creatività in versione barocca.

Sul volo interno la hostess mi dice che posso spostare la mia borsa che ho davanti sotto al sedile perché tanto i posti vicini ai miei sono vuoti. Ok, appoggio la borsa sul sedile e lei allaccia la cintura di sicurezza alla borsa. Metti che se ne va in giro… Riesco solo a dire kawaii, sono senza parole, devo fare anche le coccole alla borsa?

Sullo sfondo una tizia ha avuto un attacco estemporaneo di creativite aprendo un volantino e mettendoselo sotto i piedi per non sporcare le calze. Intelligente, ma ancora più intelligente é che poi alla fine l’ha piegato e portato via con sé.

Cose che mi mancavano, mancavano al cuore

1. Sull’autobus per Sapporo siamo in 4, e 3 non capiscono il giapponese, ma l’autista parla, parla parla parla all’interfono. Elenca le fermate, dice di suonare il campanello se dobbiamo scendere, dice di allacciare le cinture e parla e parla e parla. Non importa se non ha senso continuare a ripetere le stesse robe a delle persone che non ti capiscono, ma va bene così!

E dice: non fumare. Ok

E dice: non alzarsi. Ok

E dice: potrei frenare bruscamente. Ook

E dice di nuovo: le cinture. Ok

La ….

Ohhh e allora??? Nemmeno mia nonna mi fa tante reaccomandazioni!! Li amo!! 
2. Il rumore che fanno tante persone del Sol Levante quando camminano e non alzano i piedi.

3. Gli innumerevoli Kudasai e irasshaimaseee ma soprattutto eskaretaaa (la scala mobile).

E come li invidio quando sento pronunciare la parola node: serve per creare frasi causali. Loro le dicono con una velocità che ti prego, io per pensarne una ci metto 5 minuti. Ed è sicuramente sbagliata! Invidia. Sono invidiosa delle frasi causali.

4. Le giapponesi sempre perfette che si truccano all’atterraggio.

5. Il té verde e gli onigiri.


6. Il water con la tavoletta riscaldata 

7. Non mi ero accorta di quanto mi mancassero i piattini per i soldi nei negozi. Una piccola finezza archiviata nel mio cervello.

É un elenco delle prime cose che mi sono venute in mente, se andassi avanti… ciao!!

Sono ancora sopraffatta dall’emozione di essere tornata, domani connetterò meglio!

17 pensieri riguardo “Cronache del tornare in Giappone

  1. Ecco, vorrei essere con te ed assaporare per davvero quello che racconti. Amo il Giappone, ma le mie conoscenze sono ferme ad un corso triennale di Ikebana, che mi aiuta molto per darmi tranquillità.
    Io sono italiana per cui molto lontana da quella nazione, ma non so perché il Giappone mi ha sempre attirato. Sono quelle cose inspiegabili che devi solo seguire.
    Aspetto le tue prossime avventure, ciao e buona permanenza.

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    1. Oltre all’ikebana segui o fai altre attività legate al Giappone? Il mio consiglio è di approfondire il più possibile la tua conoscenza di questo Paese in diversi ambiti, ti ripagherà! Se ti attira, non resistere all’attrazione :))) grazie per il tuo commento, sono contenta che seguirai il mio viaggio! A presto

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  2. “sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove” (M.Yourcenar) forse può essere una risposta a “cosa diavolo ci faccio qui?” 😉
    ah il giapponese sembra tanto, tanto interessante anche da quel poco che ne ho letto sui libri di linguistica generale. mi sa che mi farò ispirare da questo tuo viaggio per scriverne qualcosa prossimamente

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      1. penso che due argomenti interessanti e poco conosciuti qui da noi siano la lunghezza fissa delle sillabe con conseguente assenza di un vero accento nelle parole oppure quel suono che ci sembra una specie di via di mezzo l/r ma non è nessuno dei due, e ha creato l’immagine secondo cui dicono “plego signole”. approvi? 🙂

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        1. Approvatissimo! E che ne pensi del prefisso”o” onorifico di alcuni vocaboli, che in particolare hanno a che fare con il cibo? Anche l’allungamento fonetico delle vocali è cosa per noi complessa 😊 ti ringrazio molto molto e ricambierò con post di un viaggio nel Belgio fiammingo’

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          1. ecco, i prefissi vari sono un tratto molto interessante che non sono riuscito ad approfondire, dell’allungamento non avevo mai sentito parlare ma ora sono curioso e andrò a cercare qualche info 😉
            ma figurati, è un piacere, anzi, penso potrei prendere ispirazione più spesso da certe mete esotiche dei tuoi viaggi, e se devi ancora andare nelle Fiandre ti consiglio assolutamente i ‘dorpen’, i paesini, sono deliziosi!

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          2. Mi fa impazzire la provenienza altaica, un ceppo che non ha limitazione geografica e che quindi i turchi riescano ad apprendere molto bene il giapponese. Per non parlare dei livelli di linguaggio a seconda dell’interlocutore. Insomma, un sistema linguistico davvero complesso, ma organizzato. Fermami perchè sennò andiamo avanti per anni 😀 Posso chiederti come mai studi nederlandese? Sono affascinata.

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          3. Sì, la famiglia altaica ha delle somiglianze strutturali molto forti con il giapponese, tali per cui, anche se non sembrano imparentati, gli riesce molto più naturale apprenderlo. In realtà, la maggior parte delle lingue non indoeuropee sono piuttosto complesse, e nella loro complessità organizzate, come giustamente dici 😉 in effetti sembra esserci una correlazione diretta tra la complessità alta e il numero di parlanti basso… vedi l’anui, lassù sull’isoletta a nord, di cui sono sicuro che conosci l’esistenza 😉
            guarda, non sarebbe un problema per me parlarne per anni se consideri che ho studiato lingue straniere nella mia città (è all’uni che ho imparato il nederlandese, mi sembrava molto bello all’orecchio anche se a quanto pare sono in pochi a pensarla così…) e adesso mi sono trasferito per una magistrale in linguistica… anzi, a quanto pare ho una passione particolare per le lingue medio-piccole, visto che ho imparato anche il catalano, ho un’infarinatura di basco (che vorrei approfondire) e quest’anno tra gli insegnamenti a scelta ho preso dialettologia. Insomma, parlo sempre volentieri di queste cose 😀 sembra che se fossimo cresciuti nello stesso quartiere probabilmente saremmo diventati amici

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          4. Saremmo sicuramente diventati amici 😀 La cosa bella è che possiamo “rimediare” ora. Seguo con molto interesse le tue rubriche sui dialetti, ho lo stesso entusiasmo di quando leggo un libro di Beccaria e scopro collegamenti e derivazioni linguistiche inaspettate. Ho sempre la sorpresa negli occhi 🙂 Adesso corro a commentare il tuo ultimo post perchè quel libro è tra i miei preferiti in assoluto. Ci vediamo di là!

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