Note di colore di un viaggio in moto in Norvegia

Non so nemmeno da dove cominciare. Siamo arrivati in Norvegia l’altro ieri mattina dopo un inizio “strano”.

Strano perché decidi di fare un viaggio in moto e dopo aver attraversato la Svizzera, carichi la moto sul treno e poi su un traghetto dal nord della Germania che ti porta a Oslo. Arrivi a Oslo e dici: “Ma come? Non doveva essere un viaggio in moto? Perché ho preso sedici altri mezzi di trasporto?

Breve digressione sul treno: per attraversare la Germania da nord a sud con il proprio mezzo (auto/moto) e caricarlo sul treno evitandosi così ore e ore di autostrada tedesca ci sono due treni. Il primo Lörrach/Amburgo e viceversa e il secondo Monaco/Amburgo. Bisogna prenotare lo spazio auto/moto e cuccette per tempo attraverso l’agenzia Deutsche Bahn in Italia. Il treno partiva alle 21.15, l’imbarco delle moto iniziava alle 20.00. E chi sono stati gli ultimi ad arrivare? Marco ed io ovviamente. C’erano pochissime altre moto oltre a noi. Conosciamo un altro gruppetto di ragazzi italiani che va alle Lofoten in moto, ma con un altro giro. Poi una coppia che arriverà fino a Capo Nord, ma dalla Finlandia.

E questi saranno gli unici italiani che incontreremo fino ad ora. E forse dovremmo farci due domande… 

Comunque treno comodissimo, non avevamo proprio voglia di attraversare la Germania in autostrada e la cosa più preziosa in un viaggio è il tempo. Fantastica soluzione. Si parte alle 21.15 e alle 9.00 arrivo. E poi: siete mai usciti da una stazione con la macchina o con la moto?? Noi sì! Fighissimo!

Una digressione anche sul traghetto Colorline che non è un traghetto, ma una crociera. Portate il costume perché a bordo c’è anche una specie di acquapark, poi il cinema, i negozi, i ristoranti, il pub. Le cabine sono molte belle. Si parte alle 14.00 da Kiel e alle 10.00 del mattino successivo si arriva a Oslo.


Anche qui chi sono stati gli ultimi due ad arrivare? Esatto, indovinato! Oltre a noi una ventina di moto, principalmente norvegesi che tornano a casa sulle loro BMW R 1200 – giustamente un gran mezzo per il viaggio – degli svizzeri vistosamente attrezzati e dei tedeschi con delle Yamaha vintage modello divano e milioni di tasti che vai a capire te a che servono. Forse è il telecomando della tele visto che sei seduto sul divano. Io e Marco siamo gli unici con i caschi colorati. Gli unici sbrindelloni.

Se ci andate abbiate pazienza perché ci mettono un sacco a caricare la nave: prima rimorchi di camion, poi camion, poi camper, poi auto, poi moto e poi ancora auto. Una volta caricata la moto la dovete legare da voi ai ganci sul pavimento con le corde che vi danno gli addetti (mentre sul treno ci pensano gli omini a legarla).

La mattina dopo scendiamo per riprendere la moto e chi sono gli ultimi due ad arrivare? Esatto, sempre noi. Ormai suscitiamo simpatia. Ci chiedono dove diavolo stiamo andando. Sono abbastanza impressionati, ma abbottonati da veri norvegesi. La moto scalpita, noi anche, non vedevamo l’ora di aprire il gas e correre tra boschi e cascate. Dopo due controlli di passaporto (va bene anche la carta d’identità) e dogana e cane antidroga eccoci correre nel sud della Norvegia partendo da Oslo con fermata a Notodden per la famosa chiesa in legno e via fino a Bergen.


Giornata super impegnativa. La strada è una tuttacurve, bellissima, divertentissima, ma di quelle che ti sfiancano.

Facciamo poche foto perché scendere dalla moto bardati da inverno è davvero difficile. Un’impresa.

Abbiamo inventato un sacco di gesti io e Marco per dirci cose fondamentali. Abbiamo un gesto per dire “questa cosa che stiamo vedendo è bellissima” oppure un gesto che segnala la coda, è una C di coda, ma anche di cantiere e iniziano per c anche quelli che guidano con il c. C insomma NON è un bel segno. Abbiamo dovuto inventarlo perché tra la Svizzera e la Germania abbiamo trovato 6 code. “Festa internazionale della coda” l’ha ribattezzata Marco. Poi abbiamo il segno per fermarci a fare la foto, per dire “senti che puzza” e io ho anche un segnale per dire a Marco “bella sta mossa che hai fatto“. La gente che ci vede dalle macchine deve pensare che siamo davvero un po’ picchiatelli.

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