Bali e Sulawesi: itinerario per due settimane a zonzo

Una mia amica mi ha detto “Sai che vado a Bali quest’estate?“.
Wow” rispondo io.
Ci sei stata?” mi chiede.
Sì.
E dimmi, com’è?
Io ti invidio” le ho detto. “Non tanto perché vai a Bali. Perché ci vai la prima volta.

L’invidia della prima volta

Vi capita mai di provare un’emozione fortissima e di desiderare di riprovarla? Magari è un qualcosa che potete rifare, ma l’emozione della prima volta – un misto di felicità e sorpresa – non torna più. Io sono invidiosa di chi ancora deve ancora provare Bali, di chi non ha mai visto il film di animazione “La città incantata” di Hayao Miyazaki, invidio chi non è mai stato a un concerto di Eelst. Invidio sommamente chi non ha mai visto… Roma.

Amica bella, io ti invidio.

Il mio viaggio in Indonesia è un ricordo dolcissimo e indelebile. Sono partita con una valigia pesante di problemi che piano piano ho lasciato lungo le tappe per tornare leggera come una piuma. È forse il viaggio dove ho goduto più a lungo nel rientro della serenità che mi aveva regalato.

Sono stata in Indonesia 15 giorni nell’agosto del 2011 e mi sono aggregata a un gruppo di amici che aveva un capobanda. Costui si impegnava in modo incredibile per organizzare il tutto: il mitico Augusto. Augusto (anche detto Grande Capo) cercava una persona da aggiungere al gruppo. Eccomi qui! Io ho adorato quest’uomo. Ci ha lasciato l’anno scorso ed è un vuoto di cui sto ancora cercando di farmene una ragione. Augusto aveva girato letteralmente il mondo. Era stato ovunque vi possa venire in mente e lo adorava. Sapeva darti un consiglio su tutto. Sapeva stare a proprio agio ovunque. Era un piacere viaggiare con una persona dalla mentalità tanto aperta. Al punto che con lui ho viaggiato per ben tre volte (Indonesia, Perù e Guatemala).

Detto questo Augusto aveva pensato davvero a tutto e per 15 giorni aveva previsto un itinerario meraviglioso. Siccome questa amica ha fretta di organizzarsi, io ho fretta di scrivere l’itinerario e in un secondo momento approfondirò le singole tappe. La regione di Sulawesi che si chiama Tana Toraja ad esempio merita un Signor Post solo per sé (e lo trovate qui).

Per quanto riguarda i voli, io suggerisco la tratta che abbiamo seguito noi che consente di arrivare a Denpasar con soli 3 voli! Verona – Roma – Hong Kong – Denpasar. C’è da dire però che quando sono stata a Bali le compagnie degli Emirati non erano ancora così ‘aggressive’ con le offerte e le tratte. Considerate dunque uno scalo ad Abu-Dhabi o Dubai. Oppure anche a Doha, in Qatar.

Il viaggio era stato estenuante. È davvero lunga, ma tenete duro. Ne vale la pena!

Climaticamente agosto è perfetto, è un caldo gestibile al 100%. Anzi, si sta bene. L’unico problema è “fotografico”: il cielo ha un costante color latte. C’è da impegnarsi.

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1° e 2° giorno:
Viaggio e arrivo a Ubud.

3° giorno:
Visita di Ubud, cuore culturale dell’isola: il mercato, Ubud Palace e il Palazzo Reale, il Palazzo sull’acqua, il Museo di Belle Arti. Sacred Monkey Forest Sanctuary – che ospita una colonia di macachi balinesi –, il Tempio dei Morti , il Parco Ornitologico.

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Monkey Forest

4° giorno:
Visita alle risaie, il lago di Beratan, l’importante tempio di Ulun Danu e il lago Batur.

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Lago Beratan

5° giorno:
Escursione a piedi lungo il crinale di Campuan, attraverso la lussureggiante vallata di Sungi Wos con vista del vulcano Gunung Agung, tra piccoli villaggi e risaie.

6° giorno:
Semarapura e visita del complesso di Kertha Gosa. Le splendide risaie di Sidemen, il complesso di Besakih tra i più antichi e importanti dell’isola. A Bangwi visita del tempio di Kehen.

7° giorno:
Il tempio rupestre della Grotta dell’Elefante; la parete di roccia scolpita Yeh Pulu; il maestoso Pura Samuan Piga. I Templi di Peyeng fino a Tampaksiring per visitare il Gunung Kawi, considerato il tempio più bello dell’isola e le sorgenti sacre di Tirta Empul.

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Le fonti sacre del tempio (‘Pura’ in balinese) Tirta Empul. Appoggiati sulle fonti i tipici cestini di foglie intrecciate con le offerte che troverete ovunque a Bali e in ogni dove. Sullo sfondo, un ragazzo con la maglia blu si avvicina alla fonte considerata dell’eterna giovinezza.

8° giorno:
Cambio di albergo e spostamento a Sanur per una giornata di mare. Io conservo un pessimo ricordo di questa giornata, sconsiglio. Se volete fare mare a Bali vi consiglio Nusa Dua o Candidasa oppure pensate a trasferirvi alle isole Gili o Lombok. Io dico no sia a Sanur che Kuta. A Sanur c’è poco da fare. L’unica cosa interessante è la marea del pomeriggio e il mare si ritira incredibilmente lasciando 50 metri di sabbia umida e stelle marine. Dopodiché considerate che il bagno lo fate nell’Oceano Indiano che è mosso. Decisamente mosso.

9° giorno:
Blue Lagoon di Padangbai e lungo la strada sosta a Tenganam, il villaggio noto per la produzione delle stoffe “doppio ikat” tessute a mano. Città di Amlapura e Tirta Gangga, splendido palazzo sull’acqua. SPLENDIDO palazzo in una cornice incredibile.
Grotta sacra dei pipistrelli, tappatevi il naso e giocate a “trova il serpente che si mangia il pipistrello”.

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9° giorno:
Volo interno da Denpasar a Makassar (capoluogo dell’isola di Sulawesi e città che viene anche chiamata Ujung Pandang – luogo dalle molte piante) e autobus fino alla città di Rantepao, nella famosa zona di Tana Toraja.
Lungo il percorso, di circa 8 ore, si attraversano le zone costiere con le tipiche abitazioni su palafitte e poi le zone interne con montagne e foreste di bambù. Attenzione se soffrite il mal d’auto, le strade sono impegnative, più che altro la guida è impegnativa. Inchiodate e accelerate per 8 ore.

10° giorno:
Visita della zona Tana Toraja, alla scoperta di un’etnia locale che ha mantenuto i suoi costumi e valori tradizionali soprattutto in tema di cerimonie funebri: le Tombe Reali di Suayia, il villaggio di Lemo, Sangala (le tombe dei bambini costruite negli alberi), i villaggi di Londa e Ketekesu con le tipiche case dal tetto a forma di chiglia di nave.

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Il sito di Londa

11° giorno:
Batutu, Monga, Palawa, Bori, Marante: piccoli villaggi disposti in forma circolare alle pendici di colline e in prossimità delle pareti rocciose ove riposano i defunti. Ne parleremo, eccome se ne parleremo.

12° giorno:
Viaggio in autobus da Rantepao a Makassar e rientro in aereo a Denpasar, spostamento a Kuta.

13° giorno:
Che fare a Kuta? Kuta è tra i luoghi con l’aria più inquinata che mi sia mai capitato di respirare. Ahimé. È super turistico, incasinato. No, no e no. Proprio non ci siamo. Mi sono dovuta dedicare all’unica attività disponibile: fissare i surfisti australiani. Comunque noia. Sarei dovuta andare a Nusa Dua, ma non stavo bene. Sulawesi mi ha provata fisicamente.

14° giorno:
Penisola di Bukit, tempio di Uluwatu che sorge a picco sul mare, Pura Taman Ayun a Mengwi. Infine, tramonto al tempio più famoso di Bali, lo spettacolare Tanah Lot che si erge su uno sperone roccioso in mezzo al mare. Arrivate prima che potete. Prima. Che. Potete. Ordinerete un bel latte di cocco sorseggiandolo con vista diretta sul tramonto. Chi tardi arriva lo vede in sesta fila.

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L’incredibile tramonto sul tempio di Tanah Lot.

15° giorno:
Rientro. Triste rientro. Che poi è andata anche bene fino a Roma. L’aereo è arrivato in anticipo e sono andata al desk Alitalia per cercare di cambiare il mio biglietto per Verona e salire sul volo che sarebbe partito da lì a un’ora. 180 euro di differenza. Ne ho aspettate 10 di ore. Questione di principio.

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Le righe in blu sono sostanzialmente gli spostamenti fatti a Bali. Di base ci si ferma a Ubud per 4-5 notti e da lì si parte per numerose escursioni. Da Ubud a Sanur, da Sanur a Kuta.

Prometto solennemente che approfondirò il viaggio. L’Indonesia è una “terra sparsa” fatta di isole e sapete bene quale sia la caratteristica delle isole: si sviluppano a sé. Ecco perché l’Indonesia è tanto poliedrica, perché ogni isola è un mondo con sue peculiari caratteristiche. Passare da Bali a Sulawesi significa fare un cambiamento radicale. Impossibile non parlarne nelle prossime puntate. Sia chiaro che questa è solo un’indicazione di base per un itinerario, la questione non si chiude affatto qui. Per quanto mi riguarda ho scelto questo viaggio perchè oltre a Bali mi interessava visitare Sulawesi (anche detta isola di Celebes per via della sua passata dominazione portoghese), ma è chiaro che se volete aggiungere del relax al mare dovrete modificare l’itinerario.

Amica ti invidio perchè Bali ti regalerà armonia. Con generosità lo fa con tutti coloro che la visitano, omaggia loro di sorprendente serenità.

Solo un’ultima cosa: se andata a Bali salutate con ‘Om svasti astu‘ giungendo le mani davanti a voi. Significa più cose: ‘che Dio sia con te’, ‘che Dio ti benedica’, ‘che la salute sia con te’. I balinesi apprezzeranno molto.

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Nb. Grazie per l’aiuto a Stefano, grande esperto e amante dell’Indonesia. Respect, Ste!

Foto di Bali

Foto di Sulawesi 

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