Shaun the Sheep abbatte le barriere linguistiche

29 agosto 2015.

Dopo due settimane in Uzbekistan e svariati e numerosi e interminabili e impossibili controlli aeroportuali mi imbarco sul volo Aeroflot che da Tashkent mi riporta a Mosca. A proposito di Aeroflot, vi consiglio seriamente di riconsiderarla, decisamente molto meglio di tante altre compagnie, volo super, voto alto!

Prendo posto, vicino a me un ragazzo giovane, intorno ai 22/23 anni.

“Priviet” dico. “Priviet” mi risponde. Un bel sorriso e via si decolla. Dopo circa venti minuti di silenzi, lui non resiste e mi chiede qualcosa in russo. Rispondo “Izvini. Russki iazik ja ne snaju” Qualcosa tipo che non parlo russo, ma raffazzonato alla mia maniera. “Ah” dice sconsolato. “No speak English but want speak with you” continua. Nessun problema. Proviamo a parlare piano piano, parole semplici. Funziona.

“Alone?” chiede. Aaaah, ecco cos’era curioso di sapere. Nel mio primo blogpost sull’Uzbekistan (che gli uzbeki abbreviano con UZB) ho già raccontato di come è stato curioso viaggiare sola laggiù. Per loro è semplicemente inconcepibile che una donna viaggi sola. Me l’aspettavo, caro compagno di sedile dell’aereo, sono pronta! Gli dico che viaggio sola. “Why?” chiede lui. Logico. “Perchè non amo aspettare nessuno, faccio quello che voglio, vado dove voglio e volevo andare in Uzbekistan con o senza amici.” “Why?” chiede di nuovo lui. Narmal si dice in russo, normale. “Perchè un amico era stato in Uzb e mi aveva fortemente consigliato di visitarlo.” “So, holidays?” “Yes” “Why? Holiday in Uzb?” E ride. Io rido. Scuote la testa, proprio non capisce, ma io ormai ci sono abituata. Mi chiede se ho imparato qualche parola in russo. Certo che sì, ma in realtà le ho imparate tanti anni fa quando ho studiato l’alfabeto cirillico per sopravvivere la prima volta che sono stata in Russia nel 2000. Ma questa è un’altra storia.

Gli elenco le parole che so. Abbiamo le lacrime dal ridere. La mia pronuncia dev’esser a dir poco esilarante e conosco parole a caso tipo: “chiburraska” un cartone animato in voga in epoca sovietica, “nimanja” attenzione, “nimetzki” tedesco, “maloko” latte e lo sorprendo con “spasiba za washa gastiepriimstvo” un’espressione difficile da dire che ho imparato con tanta dedizione e significa ‘grazie per la vostra ospitalità’. Rimane a bocca aperta. Dopodiché mi chiede qualcosa. Non capisco. Me lo richiede. Non capisco. Me lo richiede e io rispondo quello che credo di capire. Lui non capisce. Allora ripeto. Lui non capisce. Non resta che ridercela.

Resta in silenzio per qualche minuto, sta pensando a cosa e come dirlo e poi mi dice tutto triste: “Come vorrei aver studiato meglio l’inglese per poter parlare con te. Sei interessante e divertente, vorrei capirti, chiedere, ma non ci riesco.” Questi sono gli uzbeki. Attenti, curiosi, ma mai invadenti, gentili e delicati.

Mi racconta che studia a Mosca, è tornato dalla nonna per passare il mese di agosto a casa, ma l’Uzb gli sta stretto, non ama tornare. È difficile per un uzbeko lasciare il suo Paese, anche solo per turismo, c’è molta burocrazia e controllo. È facile invece viaggiare o vivere in Russia con cui l’Uzb ha mantenuto ottimi rapporti.

Poi riprende il gioco: mi dice qualcosa, non capisco, riproviamo, lui non capisce e niente. Allora ho un’idea. Guardo nello schermino del sedile di fronte per cercare qualcosa di divertente da vedere insieme, magari sottotitolato. Una soluzione si trova sempre e io ho trovato Shaun the Sheep! Non lo conosceva!! Gli dico che non può perderselo. È una sorta di cartone animato con la sola musica e niente voci, Perfetto per noi. È spassosissimo, o almeno io così me lo ricordo nella magia del momento. A Mosca abbiamo gli occhi lucidi e ci salutiamo purtroppo nella fretta. L’aeroporto è grande e il mio volo per Milano parte tra poco. Ciao sconosciuto! Dasvidaniya

ShaunTheSheep-1

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